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Gillet Gialli: l'egemonia della piccola borghesia sul movimento operaio

Il movimento dei gillet gialli è un movimento della piccola borghesia, schiacciata dalla concorrenza dei monopoli capitalistici, che chiede un abbassamento delle tasse per recuperare margini di profittabilità e poter sopravvivere (e per loro, i contributi sociali non sono salario dei lavoratori, ma tasse). Nella sua rivolta, la piccola borghesia ha saputo egemonizzare una classe operaia uscita sconfitta dagli scioperi contro le riforme degli ultimi anni: le riforme del lavoro di Hollande e Macron, e la riforma della SNCF. E si è aggiunto un sottoproletariato periurbano che coglie qualsiasi occasione (dalle partite di calcio agli scioperi) per manifestare a modo suo il proprio malessere, e che si raggruppa attorno ai casseur.

La stessa Europa con Tsipras

Non ci sarebbe molto da aggiungere. La lista portava il suo nome: L'Altra Europa con Tsipras. 

La fatalità del crollo del ponte a Genova

Il crollo del ponte di Genova viene descritta come una fatalità. E chiunque cerchi di spiegarla viene additato come sciacallo. Al contempo non vale parlarne domani, perché i media domani concentreranno tutta l'attenzione su altro. E il crollo del ponte rimarrà una fatalità, un evento sfortunato, una casualità. Ma così non è. Abbiamo passato gli anni '90 e i primi 2000 a decantare la superiorità dei privati sul pubblico inefficiente e corrotto. E abbiamo regalato il patrimonio pubblico ai privati, quasi supplicandoli di prenderlo, quasi ci facessero un favore. E loro con grande "spirito di servizio" lo hanno preso, soprattutto quello redditizio da cui si potevano prendere rendite importanti: autostrade, gas, luce, acqua, rifiuti. E con grande efficienza li hanno rilanciati. Meglio. Hanno rilanciato i fatturati diminuendo le spese: nessun investimento, subappalti per comprimere i costi (in particolare quello del lavoro), aumento delle tariffe, che dovrebb...

Il decreto dignità e i contratti non rinnovati

Il timidissimo decreto dignità sta provoncando spropositate reazioni e una campagna di stampa alquanto goffa. Che, al fine dei conti, vista la diffusione della precarietà si rivela più dannosa che altro per i suoi sostenitori. Vediamo il trafiletto allarmistico di Repubblica. Nel giorno dell'approvazione ci dice che una società decide immediatamente di non rinnovare i contratti interinali. Come dire: ecco gli effetti! Altrochè fine della precarietà! Se non si lasciano le imprese libere di fare quello che vogliono, si distrugge lavoro! Ma andiamo a vedere un po' più a fondo. L'articolo ci dice ci sono tra i 464 e 250 dipendenti interinali. Neanche a tempo determinato. Interinali. Presi da aziende di intermediazione di manodopera, che quindi non sono neanche dipendenti diretti, ma affittati. Persone verso cui l'azienda non ha relazioni, se non tramite l'agenzia. Persone il cui contratto, probabilmente, viene rinnovato ogni mese, se sono fortunate. Un es...

Gli incidenti sul lavoro e la Fornero

La Fornero rivendica con forza la sua riforma delle pensione, sostenendo che ha salvato l'Italia. Al contempo ha condannato i lavoratori.  E non solo in maniera metaforica. Ma condannato a morte. Se si obbligano persone anziane a continuare a lavorare in fabbrica, in cantiere, in fonderia, ma anche nei supermercati, nonostante il deperimento fisico determinato dall'età e dall'usura lavorativa, si è praticamente certi che i morti aumenteranno. Ed è quello che è successo. Certo non alla Fornero, che essendo una professoressa universitaria può essere vittima al massimo di un volume che cade da uno scaffale alto della biblioteca di facoltà.

Macron, il centro sinistra, il fumo e l'arrosto, e la lotta di classe

Un articolo di Fulvio Scaglione ex direttore di Famiglia Cristiana. Da leggere non solo perché è completamente giusto. Ma perché riesce ad assumere in poche righe l'essenza di Macron e del centro-sinistra degli ultimi anni: "E con questo ci siamo avvicinati al le vere ragioni per cui c’è una logica nella crisi di Macron . L’ex enfant prodige e banchiere presso Rothschild, infatti, incarna a perfezione l’atteggiamento sposato dal centro-sinistra di tutto il mondo, che consiste nel vendere fumo mentre si porta via l’arrosto. Ti allungo l’orario, taglio il salario, riduco le garanzie, alzo l’età della pensione e il ticket medico ti costa di più, come da riforme del lavoro e del settore pubblico presentate nel marzo scorso? Sì, però puoi sposarti con chi vuoi, anche con un gatto siamese, puoi decidere come e quando morire e hai internet gratis, non sei contento? A quanto pare c’è un sacco di gente che non è contenta e che prima di ogni altra cosa vorrebbe lavorar...

Decreto dignità e disoccupazione

L'opposizione Pd e della parte di opinione pubblica che segue Repubblica sembra avversare il decreto Dignità perché (al contrario del Jobs Act?) farebbe perdere 8'000 posti di lavoro. Confindustria concorda, e forte delle sue capacità previsionali (che le hanno fatto prevedere l'attuale infinita crisi?) ci dice che la perdita sarà maggiore. Il messaggio è chiaro: una minima modifica all'attuale assetto provoca una minima perdita di posti di lavoro. Il Decreto Dignità infatti è una vergogna. A parte qualche minimo ritocco, lascia tutto come prima. E appunto, si dice, questo minimo ritocco farà perdere 8'000 posti di lavoro (su più di 20'000'000). E per crearli? A seguir la logica di Pd, Repubblica e Confindustria è semplice. Ridurre ulteriormente le tutele perché non ce le possiamo permettere. Se arriviamo alla completa licenziabilità di ciascuno per qualsiasi ragione e in qualsiasi momento, tutti potranno lavorare. L'800 ci attende.  La po...