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Il decreto dignità e i contratti non rinnovati

Il timidissimo decreto dignità sta provoncando spropositate reazioni e una campagna di stampa alquanto goffa. Che, al fine dei conti, vista la diffusione della precarietà si rivela più dannosa che altro per i suoi sostenitori.

Vediamo il trafiletto allarmistico di Repubblica. Nel giorno dell'approvazione ci dice che una società decide immediatamente di non rinnovare i contratti interinali. Come dire: ecco gli effetti! Altrochè fine della precarietà! Se non si lasciano le imprese libere di fare quello che vogliono, si distrugge lavoro!

Ma andiamo a vedere un po' più a fondo. L'articolo ci dice ci sono tra i 464 e 250 dipendenti interinali. Neanche a tempo determinato. Interinali. Presi da aziende di intermediazione di manodopera, che quindi non sono neanche dipendenti diretti, ma affittati. Persone verso cui l'azienda non ha relazioni, se non tramite l'agenzia. Persone il cui contratto, probabilmente, viene rinnovato ogni mese, se sono fortunate.

Un esercito di interinali, a centinaia per una sola azienda. Ma quanti in proporzione?
Il sito della società, in occasione dell'approvazione del bilancio 2017 ci dice che i dipendenti sono 982. Non so se comprendando anche quelli interinali, che formalmente non sono dipendenti della società. Ma questo significa che dal 25% alla metà dei dipendenti sono interinali. E, immagino, come in tutte le società, tra i restanti ci siano contratti a termine e altre forme contrattuali precarie.

Un'ultima osservazione prima di trarre le conclusioni.

Chi è Toscana sei?
 
Sempre dal sito della società:
Toscana sei si occupa del servizio della raccolta rifiuti in metà regione. È il gestore unico, essendosi attribuito il servizio.

Quello che veniamo a sapere, quindi, è che per un servizio così importante (lo sottolinea la stessa società, dicendo il valore dei borghi e dei paesi del territorio) viene utilizzata fino alla metà della manodopera interinale. Persone che vivono alla giornata, che oggi fanno gli spazzini e domani i camerieri, dopodomani i fruttivendoli e poi per qualche giorno magari i maestri di nuoto. O il servizio non è di qualità, o non interessa che lo sia, oppure non si possono assegnare servizi di qualità a persone affittate alla giornata. E allora perché? Perchè in fin dei conti questi vengono gestiti dalle agenzie. Spesso con abusi contrattuali, tanto se si lamentano non li si rinnova. E la società committente non ha nè oneri nè responsabilità. E se chiedono il pagamento degli straordinari, le ferie, la maternità, come sopra. Ammetto di non sapere com'è la realtà in Toscana sei, ma so quella in tutto il resto del paese. 

Ma la cosa più incredibile è che le autorità pubbliche che hanno aggiudicato quel servizio non si sono sentiti in dovere di mettere una clausola di limitazione dei contratti a termine e precari. Non era una priorità. Probabilmente non ci hanno nemmeno pensato. La promozione della precarietà è fatta dalla stessa autorità pubblica, che anche in sede di appalti lascia libertà assoluta di sfruttamento alle aziende vincitrici.

I critici del decreto dignità dovrebbero umilmente tacere, visto il loro cursus honorum. O se proprio volessero dire qualcosa, magari criticassero il Decreto Dignità per l'essere timido, un'operazione di propaganda che lascia sostanzialmente intatto lo stato del mondo del lavoro.

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