Il crollo del ponte di Genova viene descritta come una fatalità. E chiunque cerchi di spiegarla viene additato come sciacallo. Al contempo non vale parlarne domani, perché i media domani concentreranno tutta l'attenzione su altro. E il crollo del ponte rimarrà una fatalità, un evento sfortunato, una casualità.
Ma così non è.
Abbiamo passato gli anni '90 e i primi 2000 a decantare la superiorità dei privati sul pubblico inefficiente e corrotto. E abbiamo regalato il patrimonio pubblico ai privati, quasi supplicandoli di prenderlo, quasi ci facessero un favore. E loro con grande "spirito di servizio" lo hanno preso, soprattutto quello redditizio da cui si potevano prendere rendite importanti: autostrade, gas, luce, acqua, rifiuti. E con grande efficienza li hanno rilanciati.
Meglio. Hanno rilanciato i fatturati diminuendo le spese: nessun investimento, subappalti per comprimere i costi (in particolare quello del lavoro), aumento delle tariffe, che dovrebbero essere decise in maniera autonoma dallo Stato, ma che in realtà vengono fissate dopo aver consultato i gestori.
Si, perché alla fine la struttura rimane nostra. Loro la gestiscono solo. Se non fanno investimenti, la rete autostradale dovrà un giorno essere ripresa dallo Stato italiano nello stato in cui si troverà: pessimo. E lo stato dovrà fare quegli investimenti che non sono stati fatti per decenni dai privati efficienti, mentre questi si saranno portati via le tariffe e i pedaggi.
Ma c'è di più. Senza nulla chiedere a chi gestisce l'opera e a chi quindi dovrebbe fare gli investimenti (almeno) per mantenerla in sicurezza, Repubblica ci informa che:
Insomma, lo Stato non ha investito e nella crisi ha ridotto le spese per manunenzione. Non i gestori, lo Stato. Che quindi, per Repubblica, deve dare in gestione i ricavi ai privati, facendosi carico dei costi. E in quanto inefficiente per natura, e poco previdente, nella crisi ha ridotto le spese di manutenzione.
Tutti hanno già dimenticato la lettera di Draghi e Trichet con cui si commissariava il governo Berlusconi e lo si obbligava a ridurre fortemente la spesa pubblica per rispettare i parametri europei. E ci siamo dimenticati che, oltre alla Fornero, il Governo Monti fece esattamente questo: tagliare quel "mostro" che si chiama spesa pubblica e che pesa sulle nostre spalle. Ci ha salvato. Mi piacerebbe che andasse a dirlo anche a quelli che sono caduti dal ponte, che in realtà erano fortunati perché li ha salvati.
Migliaia di miliardi sono stati dati, in ogni continente, per salvare le banche. Ma non ci sono miliardi per gli investimenti di manutenzione necessari a salvare la vita a tutti noi.


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