del 17/10/2021
La mia impressione è che si stia chiudendo un decennio. Siamo a un passaggio storico e spero di contribuire a una presa di coscienza.
Questo passaggio storico coinvolge tutti i livelli: quello internazionale e quello nazionale, forse fino al locale; è culturale e politico; ma è anche e soprattutto ideologico, intendendo con ciò il modo, gli strumenti, gli schemi, le idee, con cui le persone interpretano la realtà che vivono.
Se guardiamo al piano nazionale, quello italiano, si chiude il decennio "lungo" iniziato con la crisi del 2007. L'inizio di questo decennio è stato caratterizzato dalla scomparsa delle sinistre dai luoghi istituzionali e dalla conseguente scomparsa dal dibattito pubblico. Per la prima volta dalla nascita della Repubblica i comunisti non erano in parlamento e le sinistre presenti erano spesso troppo moderate e/o troppo piccole. Le ragioni di questa scomparsa sono da cercarsi in debolezze e contraddizioni interne accumulate negli anni precedenti. Il problema è che questa scomparsa è avvenuta contemporaneamente all'arrivo della più grande crisi economica dal '29.
Questi due eventi hanno marcato gli ultimi 15 anni. La crisi ha gettato nella necessità ampi strati di popolazione, mostrando la fragilità delle protezioni sociali italiane nel momento in cui queste si trovavano disarmate politicamente. La gestione della crisi è stata totalmente nelle mani dei liberali da una parte (divisi tra liberaldemocratici e liberalconservatori) e le destre dall'altra. I primi hanno scaricato il costo della crisi sulla popolazione tutelando gli interessi economici prevalenti; i secondo, nella forma del populismo, del sovranismo o della destra neofascista pura e semplice (con ampie sovrapposizioni delle tre forme) hanno deviato la rabbia verso capri espiatori utili ad evitare che questa si esprimesse verso i poteri economici (gli immigrati, la casta, le donne, i complotti vari).
La somma di questi due fenomeni, la scomparsa della sinistra dalle istituzioni e dal discorso pubblico e l'arrivo della crisi ha generato disorientamento. Le certezze ideologiche accumulate in decenni, una volta considerate consolidate, sono saltate. La mutazione caratteristica di questo periodo è stata la cancellazione della divisione destra-sinistra in favore di una lotta basso-alto. Poiché le uniche opzioni, in assenza di una sinistra fondata dul lavoro, erano tra una liberaldemocrazia dell'austerità e una destra populista (che diceva di lottare per quelli in basso contro quelli in alto), su questa contrapposizione si è ristrutturata l'ideologia: se si rifiutava l'austerità si sosteneva la destra, accettandone la cultura reazionaria e nostalgica (la negazione della questione femminile, una visione sociale nostalgica del mondo antico, di una famiglia autoritaria, l'indifferenza ai drammi dell'immigrazione e il disprezzo delle vite degli immigrati); se invece si rifiutava questa visione sociale reazionaria si finiva per sostenere la parte liberale (accettando i meccanismi di mercato con tutti i drammi conseguenti).
Il passaggio dalla divisione destra-sinistra al nuovo ordine del passato decennio tra liberali e destra populista ha visto la scomparsa anche sociale della sinistra. I militanti, gli elettori, i lavoratori semplici, spesso inscritti a un sindacato, ancora presenti dopo la scomparsa istituzionale, sono spinti a schierarsi secondo le nuove divisioni: o con i liberali o con i populisti. Un pezzo consistente di sinistra è quindi passata nel corso del passato decennio da sinistra a destra. Senza rappresentanza politica, massacrata socialmente, ha cercato riparo tra la destra populista e sovranista, accettandone la cultura e cercando di interpretarla in modo da renderla coerente con la propria radice sociale. Sebbene questo passaggio sia stato particolarmente forte in Italia è stato presente anche in altri paesi. La destra ha saputo approfittare del momento favorevole presentandosi in maniera accogliente: non tanto simbologie classiche, ma posizioni ufficialmente "oltre la destra e la sinistra" (quindi accogliendo l'apparente offuscarsi di questa divisione), per l'unità del popolo contro le élites (presentandosi quindi come vicina a chi sta in basso).
Se indichiamo il populismo come il superamento delle divisioni destra-sinistra in favore di una divisione basso-alto, possiamo osservare come questo stia finendo. Come per altri piani di analisi, non penso che questa fine sia determinata dalla pandemia, anzi penso che fosse in atto già prima, ma che la pandemi abbia solo accelerato tutto. In particolare la pandemia ha accelerato una ripoliticizzazione generale, obbligata davanti a scelte che toccavano profondamente la vita di ciascuno. Il populismo è finito nel momento in cui ha mostrato che esso era in realtà destra, destra estrema. Questo è avvenuto nell'america di Trump come nell'Italia di Salvini. Se Lenin diceva che la Rivoluzione organizza la controrivoluzione, i questo caso è avvenuto il contrario: la controrivoluzione ha mostrato chiaramente il suo orientamento provocando una reazione nel campo opposto. La gestione della pandemia da parte delle destre sovraniste ha mostrato in maniera evidente che gli interessi che esse tutelavano erano quelli economici a scapito della salute generale. E' stato così per Trump, per Bolsonaro, per Salvini.
L'attacco alla sede della CGIL di sabato scorso ha rotto lo specchio anche in Italia. E' stato un classico attacco squadrista, nel più classico stile novecentesco, riaffermazione fisica, politica, evidente, del persistere della divisione destra-sinistra e del posizionamento chiaramente a destra del campo populista e sovranista. La reazione è stata la più grande manifestazione novecentesca da 15 anni. La CGIL e il sindacato sono stati scossi da quanto accaduto, e feriti nel profondo hanno reagito.
Il prossimo decennio sarà diverso da quello passato. Lo sarà in termini economici (non sarà il decennio dell'austerità come il passato) e lo sarà in termini politici. Quello che è avvenuto negli ultimi giorni è solo un episodio di una tendenza che prenderà forza nei prossimi anni: un ritorno a forme classiche di organizzazione politica e una ripoliticizzazione generale della società. Se il populismo sta finendo, finirà probabilmente un'altra sua caratteristica, la disintermediazione. Il populismo è caratterizzato dal rapporto diretto tra il capo e il popolo, con cui il primo è in perfetta e costante sintonia e che rappresenta im-mediatamente. Ma se ci si trova in una società oggi ideologicamente analfabeta perché formata da anni di ideologia qualunquista che non riesce a distinguere tra destra e sinistra (e spesso confonde una per l'altra) saranno necessari strumenti collettivi volti a orientare nuovamente la società per sottrarre le persone dall'influenza della destra.
Tutto questo avverrà, in Italia, in un quadro di estrema debolezza, proprio perché un pezzo consistente di sinistra è passato a destra. Interpretando i liberali come "sinistra" e rifiutandoli, sono passati a destra scambiando l'orientamento populista del basso contro l'altro come un'approssimazione della lotta di classe. In sostanza per loro la destra era la vera sinistra, perché la sinistra (cioé i liberali, nella loro testa) li massacrava socialmente e si occupava solo dei diritti civili, degli immigrati, delle donne, abbandonando i lavoratori. E l'unica opzione è stata per molti fare il contrario: sostenere culturalmente e politicamente la reazione populista contro immigrati donne e contro i diritti civili, convinti che il prezzo da pagare per le tutele sociali fosse un'ordine sociale autoritario e reazionario. Per questo rompere lo schema politico liberali-destra per riaprire lo spazio a sinistra sarà difficile e lungo in Italia.
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