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LA PROMESSA DELL'89

 Ci sono due fenomeni legati a questa guerra che hanno stupito molti. Il primo è la forte opposizione degli ucraini alla guerra. Un'opposizione che pare più localizzata nell'Ovest del paese che nella sua parte Est, se si escludono i battaglioni nazisti trincerati a nord e a sud del Donbass (tra cui Mariupol). Il secondo è la fuga in massa dal paese, per cui, secondo cifre per il momento abbastanza opache, ad oggi 4 milioni di ucraini sono approdati in Europa. Uno su dieci circa, senza contare i milioni che già lo avevano fatto senza guerra negli ultimi 30 anni.


A questi due fenomeni connessi vanno cercate ragioni. Certamente fuggire dalla guerra è una cosa normale e comprensibile. Così come combattere contro un esercito invasore. Ma queste due ragioni appaiono insufficienti. La guerra sta coinvolgendo quasi esclusivamente la parte Est del paese, mentre la parte Ovest ha subito solo alcuni attacchi aerei orientati alle strutture militari. E' come se, per fare un esempio, l'Italia del Sud fosse attacca, insieme a Roma, ma tutta la sua parte Nord fosse risparmiata. E' certo comprensibile che in tanti partano da Bari, Napoli, Reggio Calabria per fuggire dalla guerra. Ma perché continuare la fuga, con questi numeri fino ai paesi confinanti e anche più in là?


In sostanza, cos'è che spinge al combattimento e al contempo a cercare rifugio non nel proprio paese, ma negli altri paesi europei, con flussi da esodo biblico?


La posta in gioco per il popolo ucraino è l'inclusione o meno nel centro del mondo. L'uscita dalla periferia, dal sud del mondo, per essere riconosciuti a pieno titolo parte dei popoli superiori. Quelli del benessere economico, dei viaggi, dei frigo pieni, delle auto nuove, delle case belle con la famiglia sorridente. 


Questa è la promessa che gli fu fatta nel 1989 e a cui essi ancora credono. E ora vogliono disperatamente che si tenga fede a questa promessa di felicità e abbondanza. Soprattutto a fronte di una realtà che, già prima della guerra, era la negazione di quella promessa: a 30 anni dalla fine dell'Unione Sovietica, il reddito medio di un ucraino non superava i 3000 euro all'anno.


Quello da cui fuggono è certo la guerra, ma in primis dalla Russia e a quello che questo significa per loro: assedio permanente (lungo ormai un secolo), rinunce, sacrifici per la patria o per il popolo. Questo respingono con le armi, e da questo fuggono verso occidente. 


Loro vogliono incassare la promessa che diceva che loro erano come noi, e che come noi avrebbero beneficiato di ricchezza e benessere se avessero abbandonato la Russia. D'altra parte cosa dicono tutte le volte che vanno in televisione: "siamo come voi, perché non venite a difenderci? Perché avete promesso di aiutarci ma siamo soli a combattere? Se siamo uguali perché solo gli ucraini muoiono?"


Peccato che non sapessero che l'immagine da famiglia del Mulino Bianco fosse falsa. Che la povertà imperversa in Europa e che, dietro le parole di solidarietà e accoglienza, ai rifugiati non sarà dato nè lavoro nè benessere, se si eccettua il posto sul marciapiede che tra poco sarà riservato alle troppe donne ucraine arrivate in questi giorni, e che non potranno tutte trovare lavoro come badanti. 


Le promesse dell'Occidente erano propaganda utilizzata a piene mani per combattere un nemico, e delle popolazioni ucraine, a chi ha fanno quelle promesse, non interessa più che delle popolazioni europee, costrette da decenni ad austerità e disoccupazione.
Questa guerra forse svelerà alle popolazioni dell'Est che quella promessa, fatta nell'89, non sarà mai mantenuta, perché non di promessa si trattava, ma di un un inganno di un'altra guerra che allora si stava combattendo.

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