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Contraddizioni

 


Da un anno e mezzo, quando non so cosa fare, mi metto a leggere i commenti agli articoli su covid e affini sui social.
 
Ultimamente sono stato colpito da diversi commenti come questo: "Ma cosa ci sta succedendo? Non riusciamo più a discutere senza insultarci! La pendemia ci sta trasformando, non rispettiamo più gli altri. Ma si può vivere così?"
Chi l'ha scritto è un po' ipocrita, perché ha più di 60 anni e ai suoi tempi i disaccordi pubblici si risolvevano a moltov e sprangate.
 
Ma a parte queste trasformazioni generazionali, ci sono tanti giovani che ultimamente pubblicano questi tipi di commenti. E sapete, commenti simili li pubblicarono quando ci fu il referndum di Renzi sulla Costituzione. Ricordo un commento che diceva più o meno "questa è la più brutta campagna elettorale di sempre. Speriamo finisca presto". A cui risposi che invece era la prima vera campagna elettorale che la mia generazione vivesse.
 
Chi ha aperto gli occhi sul mondo negli anni '90 non si è mai trovato di fronte a grandi divisioni. Tutti volevano fare le stesse cose e si dividevano su chi le faceva di più o meglio. Tutti, centro destra e centro sinistra, volevano privatizzare, liberalizzare e flessibilizzare il lavoro, ridurre la spesa pubblica. Litigavano, il centrosinistra diceva di aver fatto più privatizzazioni, il centro destra si occupava di flessibilizzare il lavoro più degli altri, ma era una questione di velocità, di profondità, ma la direzione era la stessa. C'era il pensiero unico, come si diceva ai tempi di Genova.
 
Per cui chi ha vissuto gli ultimi 30 anni, non si è mai trovato davanti a differenze sostanziali. Uno o l'altro cambiava poco. E ci si poteva dedicare a se stessi, feste, mare, amici, sport o altro.
 
Salvo che la realtà, come sappiamo da Marx e Hegel in poi, è contradditoria. Produce contraddizioni. Muta grazie alle contraddizioni. Non è liscia e lineare, semplice, come ci sembrava negli anni 90 e 2000. 
 
Questo lo abbiamo appreso (un po') con l'ultima crisi: dentro o fuori dall'euro? tagliare le pensioni o tagliare le rendite? aiutare le imprese o i lavoratori? Cambiare la Costituzione o no? E lo vediamo ancora di più oggi: lockdown o no? Vaccino obbligatorio o volontario? Green pass si o no?
 
Se prevale una scelta o l'altra ci saranno grosse ripercussioni per una parte o per l'altra. Una volta se prevaleva una parte si rischiava di finire troppo vicino a Mosca e chi non voleva faceva di tutto, appunto anche moltov e spranghe, o anche bombe come sappiamo a Bologna. 
 
Oggi non è più possibile essere tutti d'accordo come eravamo una volta. O meglio, in disaccordo, ma su punti molto marginali. Come ho detto volere il Green Pass significa permettere ai fragili riprendere a vivere limitando chi non vuole vaccinarsi, mentre Green Pass no significa che i fragili continueranno a stare in lockdown personale a tempo indeterminato e si permette a chi non si vuole vaccinare di fare quello che vuole liberamente.
 
E' chiaro che su questo si litiga. Ma non è niente di negativo. E' la realtà che è contradditoria. Se si conosce una persona fragile non si può accettare di buon grado, come un'opinione accettabile e rispettabile, che altri sostengano il liberi tutti. Chi non vuole limitazioni alla propria vita non sente le ragioni dei fragili. 
 
In realtà questa situazione porterà a una ripoliticizzazione generale. Una ripoliticizzazione che attualmente, in Italia, pende decisamente a destra: stiamo assistendo all'ennesimo passaggio da sinistra a destra di masse enormi di persone.
 
 Ma quello che sta avvenendo è appunto che stiamo imparando nuovamente a prendere posizioni, a dividerci, a ragionane se non collettivamente almeno sulla collettività.

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