Mi facevano paura. Mi fanno paura.
Per loro la libertà non è una donna che può camminare tranquilla per strada. Non è un lavoratore che non ha paura di essere licenziato. Non è neanche un bambino che può studiare e sviluppare le proprie capacità. Non è un mondo senza guerre o una distribuzione equa della ricchezza. Non è un ambiente non avvelenato o una vecchiaia serena.
Per loro la libertà è poter mangiare e bere. La foto al tramonto sulla spiaggia. Tette e culi. Una successione di momenti esperenziali, uno dietro l'altro. L'importante è che nulla perturbi questi momenti. Non un negro o un barbone. Non un governo che cerca di costruire un argine alla pandemia. Non un "altro" che con la sua sola presenza disturba il godimento del momento.
Potrebbe esserci Pinochet al governo, che se si può mangiare e bere, divertirsi e fare festa è pari lo stesso. Anzi, forse meglio, sarebbe un governo efficiente che risolverebbe velocemente i fastidi che perturbano le esperienze.
Una vita piena per loro non è una vita sociale, con gli altri, tesa a inseguire qualcosa, a costruire qualcosa che rimanga, a lasciare il mondo meglio di come lo si è trovato. Loro riempono la loro vita di tagliatelle e formaggi di fossa, vodka e selfie in posa, tutti uguali.
C'è un terzo del paese che è così e che grida "Libertà Libertà" se gli si chiudono i bar e i ristoranti. E c'è un altro terzo che tutto sommato simpatizza e che pensa che "questa non è vita", negando però la sopravvivenza di chi rischia la vita con la pandemia.
Ci sono 500 licenziamenti al giorno, ma tutta l'attenzione si concentra su come tutelare i ristoratori dal governo arcigno che vuole imporre il pass per accedere alle strutture pubbliche. Nessuno ha gridato "libertà" contro lo sblocco dei licenziamenti. Nessuno è andato davanti alle fabbriche occupate per sostenere gli operai. In una vita di culatello e aperitivi al tramonto, questo non rientra, è deprimente, rompe la magia dell'esperienza. Poi se sei un operaio sei un perdente di tuo, uno sfigato, come negri e barboni. Meglio non pensarci e togliete il diturbo tutti assieme in fretta.
Sicuramente la sinistra italiana ha sbagliato molto. Ma la vera colpa forse è stata proprio quella di adattarsi allo spirito del tempo, per essere "in sintonia con il paese". Non è la sinistra che ha dimenticato gli operai per concentrarsi sul diritti civili, è il paese che vuole solo i diritti civili per potersi godere la vita libeamente, senza intralci e disturbi.
Anche oggi, nel momento più buio, c'è un altro terzo del paese, sempre quello, che sciopera, che fa aiuta i senza tetto, che cucina nelle cucine popolari per i poveri, che aiuta i clandestini, che chiede la tassazione dei grandi patrimoni, che si iscrive ai partiti di sinistra, che manifesta, che festeggia il 25 aprile e il 25 luglio.

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