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"Ma com'è bello qui, ma com'è grande qui, NON È L'ITALIA!"

 

Quelli che vivono all'estero soffrono spesso della "sindrome da prima generazione", per cui tutto è bello nel paese che li ospita. E' comprensibile: sono partiti dal proprio paese perché non trovavano un lavoro e condizioni sociali accettabili che hanno invece trovato nel nuovo paese.


Questo fenomeno raggiunge livelli impensabili presso gli italiani all'estero, ovunque siano finiti e da dovunque provengano. Secondo alcuni saremmo esterofili, ma non è esatto: la parola denota una connessione o una curiosità verso ciò che è "estero". La definizione purtroppo più corretta penso che sia che siamo "autorazzisti". Non si tratta infatti di apprezzare ciò che di buono c'è nella società che accoglie e coglierne il lato positivo. Si tratta invece di denunciare tutto quello che è italiano come pessimo, al di là della realtà concreta, senza cogliere ciò che di buono c'è nel nostro paese.


Questo ha raggiunto livelli impensabili in questa pandemia. Nessun paese ha protetto adeguatamente persone ed economia. Eppure per gli italiani all'estero tutto è luminoso. E tutto quello che avviene in Italia invece è ovviamente e preconcettualmente pessimo. Eppure, avendo fatto avanti e indietro diverse volte, se dovessi dirvela tutta, la gestione della pandemia è stata migliore in Italia che in Francia. Ma questo non si può dire agli italiani che vivono qui. Anzi, non si riesce a dire, si viene bloccati e ci si sente colpevoli di aver infranto il sogno di perfezione che stavano vivendo.


Tanto per fare alcuni esempi. Lo sapevate che il governo aveva stock di mascherine per eventi come questi, che sono stati distrutti qualche anno fa per tagli di bilancio? Lo sapete che la campagna vaccinale è iniziata senza vaccinare i vaccinatori? O a Marzo 2020, a pandemia già dichiarata si sono tenute elezioni locali in cui sindaci risultati eletti sono morti prima di entrare in carica perché si sono infettati ai seggi? O che, come ho documentato ad ottobre, i tavolini parigini sono stati sempre a 0 cm l'uno dall'altro nonostante la pandemia? O che sui treni stiamo tutti vicini vicini perché al contario dell'Italia si è deciso di non lasciare libero un posto su due? O che nessuno ha mai fatto una seria campagna per spiegare l'utilizzo dei vari tipi di mascherina? O che in Francia la settimana scorsa eravamo ben lontani dai 500'000 vaccini al giorni italiani (346'000 per l'esattezza in Francia)? O che ad oggi solo i 2/3 degli ultra ottantenni è stato vaccinato? O che ci si poteva iscrivere per il vaccino, dichiarando di avere più di 55 anni e farsi vaccinare senza alcun controllo?


Ciò vale anche per la campagna vaccinale. Il governo ha deciso un paio di settimane fa, per non buttare via dosi, di aprire a chiunque, anche quelli fuori età, i posti liberi. Non era più semplice che i centri vaccinali chiamassero chi abita vicino come in Italia? Così si sono messe in competizione 28 milioni di persone per meno di 20'000 posti liberi. Una lotteria. Ma in un impeto di slancio patriottico, da qualche giorno, sono saltati i criteri di vaccinazione: chiunque può prenotarsi, a prescindere dall'età o dalla condizione lavorativa. Italiani ovviamente entusiasti. Mica come in Italia! No! Qui è tutto bellissimo e funziona bene!


Già, se abiti in centro a Parigi e hai la fibra forse si. Se invece abiti in periferia e non hai neanche internet, temo che soccomberai alla competizione di fronte ai "migliori". Se poi come molti neanche parli francese, o sei anziano (o tutti e due), figurati. Chi li pesca più. Ma gli italiani dicono con entusiasmo che tutto funziona bene e che se vuoi in 4 giorni massimo sei vaccinato. Inutile spiegare che è matematicamente impossibile, perché vorrebbe dire che, dato per buono le 500'000 vaccinazioni al giorno, in 4 giorni vaccini al massimo 2 dei 28 milioni di quelli che mancano, e gli altri faranno la coda per i prossimi due mesi.


Ma la cosa più bella è che, al contrario dell'Italia, una volta fatta la prima vaccinazione non viene fissata automaticamente la data della seconda, lasciando al libero arbitrio (e alla memoria di ciascuno) di fissare la seconda iniezione. C'è chi si considera già protetto con la prima e si scorda la seconda. Chi prende la data a 2 mesi quando il vaccino x richiede magari 3 settimane. E così via.


Il problema è però che è assiomaticamente meglio in Francia che in Italia. Non che in Italia tutto splenda, sia chiaro. Ma la domanda è: quanto vogliamo andare ancora avanti con questo autorazzismo?


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