Ma sapete che in Italia abbiamo davvero un'impostazione spietatamente di classe, ma proprio dentro di noi, nel nostro cervello.
"Perché vivere così, non è "vita". Vita è mangiare il più possibile, bere il più possibile, divertirsi senza limiti, pensare al wellness e al fitness. Vita sono le decine di persone in coma alcolico ogni fine settimana, vivere è vomitare indisturbati in via zamboni. Vivere è potersi godere la vita senza limiti e senza disturbi. Altrimenti non è vita. Ora, che Salvini faccia di tutto questo il centro della sua politica, non è strano. La cosa strana è che tutto il resto del paese (e non parlo dei partiti, dei "politici", degli eletti) gli vada dietro. Perché, una volta che avete finito di discutere se sia meglio chiudere alle 22 o alle 23, ci sarebbero milioni di persone che di questa vostra libertà di godervi la vita sono schiavi. Nessuno che abbia chiesto ai camerieri dei bar non vaccinati come si godranno la vita ad andare al lavoro nella bolgia del vostro divertimento senza limiti? Qualcuno si è preoccupato del terrore di chi va a lavorare per due soldi per occuparsi del vostro fitness con il terrore di portare la malattia in famiglia? Qualcuno ha pensato a come si può sentire una madre che a causa del lavoro si trova magari il marito intubato tra 3 o 4 settimane? Ci siamo già dimenticati del "cluster" colpevole di Briatore dove una ventina di suoi dipendenti si ammalarono la scorsa estate per permettere a lui di fare soldi e a voi di divertirvi.
Un pensiero potrebbe anche andare ai lavoratori dei supermercati, che continuano a lavorare da un anno per noi, ma che non hanno diritto a vaccinazioni e di cui nessuno si cura, a partire dai clienti di quei supermercati, per cui quelle persone sono al più "invisibili" ai loro occhi.
Perché "vita" è prima di tutto vivere. Vita è non vivere nel terrore di conseguenze sanitarie per i propri amici e famigliari. Vivere è non dover scegliere tra il lavorare e il tutelare i propri figli, genitori, o il coniuge. Appare bizzarro che le imprese italiane, dove normalmente morivano 3 o 4 persone al giorno, oggi siano diventate così attente che ad oggi non si trovano focolai.
Vivere è anche vivere "dignitosamente". Cioè con dignità, che è il contrario degli eccessi a cui si assiste ogni fine settimana nelle nostre città. Vivere con dignità è avere qualcosa che ci oltrepassa, che lega il passato al futuro e che guida il presente, per non risolvere tutta la vita in consumi individuali che stordiscono e che diventano compulsivi fino alla dipendenza. Io non ho mai sentito i miei nonni raccontarmi di un coma alcolico, ma ho sentito i loro racconti di mezzadri poverissimi nell'Italia rurale e del lungo cammino fatto tutti assieme per avere il diritto a vivere come uomini quando erano trattati come animali. Mi ricordo la vergona per non avere studiato, la voglia di leggere, la fatica nel farlo. Se fossero stati qui, la quarantena ci avrebbe portato i loro racconti.
Io non riesco a non fare il confronto. Quei giovani in Piazza Verdi, cosa racconteranno ai loro nipoti? Avranno qualcosa da lasciare? Qualcuno ascolterà i loro racconti? E di cosa parleranno, della lotta per la libertà di sballarsi?
Niente, se si da per acquisito che la vita sia sballarsi, se si aderisce a una visione sprezzante della vita propria e altrui (che sia in nome dell'impegno bellico 100 anni fa, o in nome dello sballo oggi) e si accetta l'esistenza di "schiavi" addetti al nostro divertimento di cui non dobbiamo occuparci e si discute se il divertimento debba finire alle 22 o alle 23, si è già a destra, molto a destra. Ma non perché c'è Salvini, quella è solo una conseguenza.
La visione di classe è accettare senza neanche accorgersene che la vita di alcuni possa essere sacrificata al benessere di altri.

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