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Effetto Cashback di Stato

 

 

In Francia si paga tutto con la carta di credito, da un euro in su. La  Francia non è il paese più avanzato, quindi immagino che ormai sia quasi ovunque così. Ho preso l'abitudine di farlo anche in Italia. Nessun problema fino agli ultimi tempi. L'altro giorno entro in un posto (diciamo una gelateria, tanto per fare un esempio). Pago con la carta. La cassiera mi dice che è stata rifiutata. Avevo fatto la spesa mess'ora prima. Provo con il pin. Niente. Le faccio notare che lo scontrino dice che l'apparecchio è sconnesso. Le dico che ho usato i pos e se vuole l'aiuto a farlo partire. La gelataia mi guarda con sguardo affranto "Non può andare a ritirare". Le dico che per ragioni sanitarie non uso contanti da un anno. Le faccio notare che basta collegare il cavo o azionare il collegamento wireless. La gelataia mi ha chiesto di portarglieli nei giorni successivi.


Come mai questo mi capita sempre più spesso? Faccio un'ipotesi. In molti hanno attivato il cashback di stato che rimborsa fino a 150 euro ogni 6 mesi e tutti chiedono di pagare con carta. Ma questo fa saltare una buona parte di nero per le imprese. Come mai? Come funziona il nero?


Partiamo dalla tappa finale della catena del nero, il pagamento. Non si fa lo scontrino e quel prodotto venduto non risulta a bilancio. Come non lo si fosse venduto. Ma è necessario, per fare nero, che questo non sia pagato in forma elettronica, perché lascia una traccia che non si può ignorare: se un commerciante/ristoratore/bar/hotel etc ha un pagamento in entrata può essere solo legato alla vendita di un bene o servizio. Quindi è necessario pagare in contanti perché non risulti niente.


Quindi mettiamo che si paghino i 3 euro del gelato in contanti e che non si faccia lo scontrino. Ora andiamo a ritroso e capiamo cosa comporta. Da cosa sono composti i 3 euro del gelato: le materie usate per produrlo, il lavoro di chi ci ha lavorato, le tasse (Iva, Irap, Ires diciamo un 30-40% del prezzo), il profitto.


Primo effetto: pagando in nero le tasse vengono incamerate come profitto dal commerciante. Invece di pagare ospedali e scuole allo stato, gli fate un bel regalo e pagate l'università al figlio del gelataio. Solo a lui. Il problema è che quella somma in contanti non può essere versata in banca (se si pensa al monte totale del nero mensile o annuale). Non è possibile (nell'ipotesi estrema ) versare continue somme in contanti in banca a fronte di un'attività che non fa utile o fa un utile scarso. 


Quindi, secondo effetto: il nero genera nero. Il commerciante che ha incassato in nero sarà spinto a pagare in nero per poter utilizzare i contanti che ha incassato (a proposito, di cosa sono piene le cassette di sicurezza delle banche?). Per cui, quando andrà al ristorante con la famiglia, dovrà pagare in nero per utilizzare il contante incassato. E il ristoratore sarà contento di fargli a nero (si capiscono). E così all'hotel in estate, dove gli fattureranno gli ultimi 3 o 4 giorni giusto per fare risultare qualcosa e gli altri giorni saranno pagati in nero (a proposito, quanti conti sono stati scudati con la voluntary disclosure a San Marino?). E così via in tutte le occasioni possibili. Ma torniamo nella sua bottega.


Terzo effetto. Il prezzo pagato in nero comprende anche il costo delle materie usate per produrlo e il costo del lavoro. Un altro effetto è che il anche in questi casi si andrà verso il nero. Cioè il bottegaio utilizzerà il nero per pagare i propri lavoratori. Per esempio in un ristorante ti faccio un contratto da 3 ore, ne lavori 10 e te ne pago 8. Tolti i contributi e le tasse sul reddito (un 40% del salario lordo) e non pagando gli straordinari maggiorati, il datore di lavoro può permettersi di pagare "di più" il lavoratore. Cioè, se il lavoratore prende, per fare cifra tonda, 10 euro netti all'ora, questi ne costerebbe quasi 20 in regola, il ristoratore gliene da 12 o 13 o 14 in contanti in nero intascandosi il resto (che diventerà anche quello profitto in nero). Il lavoratore è contentissimo, guadagna parecchio di più, e sarà grato al bottegaio. Poi però se arriva la pandemia, si troverà con una cassa integrazione o una disoccupazione da poche centinaia di euro al mese, perché proporzionali a quanto percepiva ufficialmente prima della pandemia (e il ristoratore urlerà in televisione contro lo stato che versa una miseria ai suoi dipendenti). E così per la pensione. A sua volta il lavoratore sarà spinto a pagare a nero con la somma in contanti che ha ricevuto: magari una parte dell'affitto, o la cena fuori al ristoratore (che quindi ci riguadagna profitti dal nero nuovamente) etc... Un effetto della fine della catena del contante e del nero sarà che d'ora in poi, il salario dei lavoratori non sarà più sufficiente, perché rimarrà solo quello che ufficialmente dovevano percepire (a fronte di prezzi che si alzeranno poiché comprensivi di imposte e contributi).


Ora che molti pagano con pagamenti elettronici tracciati questa filiera del nero salta. Il profitto "vero" delle piccole attività crollerà, e al contempo "emergerà". Crollerà, perché non potranno più intascare la parte di tasse e contributi che doveva andare allo stato. Emergerà perché a bilancio saranno costretti a scrivere finalmente un segno verde: prima vi iscrivevano (situazione limite) le fatture pagate, ma non gli incassi (che erano in nero) risultando permanentemente in perdita. Ora che gli incassi non sono in nero, emergerà il vero utile. Non trovo più l'articolo, ma ricordo che una percentuale altissima di aziende italiane aveva bilanci permanentemente in rosso, quando se fosse stato così, avrebbe dovuto chiudere dopo 2 massimo 3 anni.


Certo, ci sono altri metodi per non pagare le tasse. Se sei una multinazionale come Amazon o Facebook, puoi fatturare all'estero anche se il servizio lo dai in Italia. Oppure fai come la Fiat, ora Stellantis, o Campari, che sposti la sede in Olanda. Ma ci sono modi per tenere la sede in Italia e non pagare nulla. Avete presente la Coca Cola? La trovate in ogni bar, in ogni ristorante, in ogni supermercato. Vendutissima. Sapete che i suoi bilanci sono sempre in rosso e così non paga le tasse in Italia? Come fa? La società della Coca Cola (con sede dove non si pagano le tasse) vende alla società della Coca Cola Italiana (di cui è proprietaria) la formula per fare la bevanda gassata a un prezzo uguale o superiore ai profitti attesi. Così Coca Cola Italia non fa profitti e non paga tasse, e la Coca Cola straniera fa profitti ma non paga tasse, perché ha sede in uno stato che non gliele fa pagare.


Ma anche il piccolo commerciante ha ancora altri mezzi. Per esempio le fatture false. Si chiede a un fornitore di fare due fatture da 100 invece di una per lo stesso unico servizio acquistato. Meglio ancora se sono aziende specializzate in fatture false. Con due fatture invece di una, aumentano i costi e si riduce l'utile su cui si pagano le imposte. E la società che la emette? Loro saranno obbligati a pagarle. Per esempio potrebbe essere una società che viene aperta per pochi mesi solo allo scopo di fare fatture false e chiusa poco dopo, magari con dei prestanome. Oppure un'azienda normale che fa più di una fattura con lo stesso progressivo: la fattura 7/2021 sarà stampata per più clienti (che quindi la metterano a bilancio come costo) ma solo una di queste sarà registrata a bilancio (non pagandoci le imposte sopra). A questo serviva il file excel a doppia entrata deciso da Visco nel 2007: si trovava automaticamente chi faceva fatture false. Ma Berlusconi lo abolì nel 2008 e nessuno ci ha più messo mano.
Intanto però facciamo la nostra metà del lavoro. Chiediamo lo scontrino. Servirà a costruire scuole, ospedali, università, ristrutturare monumenti e a non inacidirci in inutili polemiche on line quando non funziona qualcosa.


Ma prepariamoci a fare la guerra agli evasori internazionali. Tipo quello che stiamo utilizzando in questo momento.

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Fisco, sorpresa dai controlli a Cortina
villeggianti "poveri" con auto di lusso


I risultati della maxioperazione antievasione condotta a Capodanno dall'Agenzia delle entrate: 251 auto di lusso intestate a 133 persone fisiche, 42 delle quali dichiarano 30mila euro di reddito lordo. E nel giorno del blitz boom di incassi in negozi e ristoranti. Cicchitto e Santanchè: "Operazione mediatica". Il sindaco: "Metodi da stato di polizia"

https://www.repubblica.it/cronaca/2012/01/04/news/cortina_fisco-27599079/

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