Ho partecipato alla selezione per un posto legato alla rete consolare italiana all'estero. Sono arrivato terzo. Sono andato a vedere il vincitore.
La sua famiglia è da tre generazioni nella diplomazia. Tutti direte, "ecco, il clientelismo, il favoritismo!". Poi vai a leggere il suo curriculum: liceo all'estero nel paese X, triennale nel paese Y, specialistica nel paese Z fuori dall'unione europea, lavoro in una delle Big four della consulenza internazionale, responsabile export di una grande azienda, parla perfettamente 4 lingue più varie altre di cui ha conoscenza. E' stato preso perché figlio/nipote/bisnipote di? Forse, ma non solo. Il merito in questo caso ha vinto: nessuno può contestare che qualcuno con un curriculum così sia passato davanti e abbia vinto.
Nulla più di questo mostra quando l'ideologia del merito sia un'ideologia di classe. E in fondo, di quanto il dibattito in Italia sia falsato dal sensazionalismo su questo o quel caso di un incompetente che passa davanti a un competente (casi in realtà rarissimi e contro cui ci si può attaccare). Perché è sbagliato? In fondo il vincitore ha merito, è giusto che il posto sia stato assegnato a lui. Ma quel merito da dove è nato? Le differenze di arrivo tra me e lui riproducono le differenze di partenza: chi è partito in un ambiente elevato, che conosce cosa bisogna fare per restarci, che ha le conoscenze per acquisire conoscenze sui percorsi da fare e su come intraprenderli, che permette alla persona stessa di conoscere persone nel corso della vita che lo aiuteranno a indirizzarsi, a fare le esperienze che gli permettono di acquisire capacità di alto livello tali da aspirare, secono merito, a posti di alto livello, può alla fine ottenere quei posti che gli permettono di restare nel ceto di partenza e di continuare la cosa per i suoi figli.
Ripeto, il posto è meritato. Nessuno può contestare che questo abbia tutte le carte per quel posto e che sia meglio di me. Ma siamo sicuri che sia merito e non la fortuna di essere nato nel posto giusto?

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