L'effetto politico e sociale di questa pandemia, in Italia e nel mondo, è quello di rafforzare tendenze già in atto prima e di velocizzarle.
Putin già prima della pandemia aveva iniziato il proprio declino. Questo lo misuravano i sondaggi, che lo mostravano lontano dai livelli del 2014, al momento dell'annessione della Crimea e dell'intervento a difesa delle regioni russofone in Ucraina. Le ultime elezioni presidenziali erano state vinte, ma con un margine minore che in precedenza. Personalmente pensavo (e forse l'ho scritto) che Putin non avrebbe finito il suo mandato, per prendere in contropiede un'opposizione che non aveva ancora un'alternativa credibile e lanciare qualcuno che restasse in continuità con le sue presidenze.
La ragione di questo progressivo declino è da cercare in una società russa in cambiamento. L'accordo sociale proposto ai russi 20 anni fa da Putin era uno scambio tra libertà politiche e ricostruzione economica e politica nazionale. In sostanza, a fronte del disastro economico e politico in cui le forze liberali filo occidentali avevano spinto la Russia negli anni 90 (un paese in svendita agli occidentali, umiliato internazionalmente, con una povertà sempre più diffusa), Putin propose un programma di ricostruzione nazionale in cambio di una restrizione delle libertà politiche che impedissero a forse straniere di influenzare la politica interna russa a loro favore. I russi accettarono pienamente questo accordo e hanno sostenuto Putin e le forze patriottiche (tra cui il Pc russo) per due decenni.
Questo patto tra Putin e il popolo russo è entrato in crisi prima della pandemia ma questa ha accelerato in maniera imprevedibile il processo. Infatti i giovani russi non si ritrovano in questo sistema e ritengono che sia incompresibilmente repressivo. Al contrario delle generazioni più anziane infatti loro non hanno vissuto la miseria degli anni 90, le donne russe sui marciapiedi europei, le mafie filooccidentali che imperversavano, le multinazionali occidentali che compravano per due lire il patrimonio nazionale. L'accordo sociale di Putin ha infatti funzionato, moltiplicando il reddito medio nazionale, mettendo gli oligarchi in riga e spingendoli a perseguire (anche) l'interesse nazionale, riportando la Russia su un piano di parità a livello internazionale con le altre potenze e intervenendo militarmente dove gli interessi russi venivano attaccati dalle potenze occidentali.
Ma proprio per questo, i giovani russi non capiscono perché le restrizioni politiche debbano sussistere e non si possa passare ad aperture che permettano anche in Russia una maggiore trasparenza e minori limitazioni politiche. In sostanza, se le generazioni mature e anziane accettano questo patto perché ricordano gli anni '90, i giovani mancano di questa esperienza e vorrebbero maggiori aperture.
La pandemia e una gestione che anche in Russia sembra non essere stata all'altezza delle aspettative accelera questa tendenza e questo processo. Le proteste del filonazista filo occidentale Navalnyi riescono oggi a mobilitare maggiori forze perché può contare su questa trasformazione della società russa, accelerata dallo scontento per una pandemia gestita male e in cui vorrebbero vedere chiaro.
Cosa succederà? E' da vedere. Putin è in realtà un gruppo di potere composito e che condivide con l'opposizione patriottica alcuni punti in comune sulla politica estera e sulle prospettive della Russia. Bisogna vedere se questo "stato profondo" russo sarà in grado di riorganizzare la politica russa in modo da accogliere le nuove richieste prosciugando le forze filo occidentali o se si arroccherà rischiando un altro decennio di disastri.
En Russie, le Covid-19 a alimenté une hausse brutale de la mortalité en 2020
Selon les estimations de l’agence fédérale des statistiques, Rosstat, « la mortalité en Russie est en hausse de 17,9 % en 2020 par rapport à 2019 ».

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