A guardare l'affluenza, si direbbe che Biden ha la vittoria in tasca. Questa sembra essere l'opinione prevalente in giro per il mondo. La cosa è comprensibile. Meno comprensibile è che la pensino anche gli amici italiani. Solo noi abbiamo conosciuto da vicino Berlusconi. Un mostro della comunicazione, che malgrado i miliardi accumulati era capace di entusiasmare la casalinga disoccupata (non so perché si facesse riferimento sempre a Voghera, ci sarà una concentrazione di casalinghe). Le persone si specchiavano in lui, era la promessa che chiunque, anche chi non apparteva alle elites, aveva la possibilità di farcela, di riuscire, di costruirsi un impero economico. Toccargli Berlusconi era toccargli l'unica cosa che gli era rimasta, il sogno di potercela fare. Nulla servivano improperi e campagne contro i vizi. Decenni di tribunali, nulla. Ma insomma, vi ricordate il 2006, quando i sondaggi davano Prodi davanti di 20 punti e alla fine vinse per 20'000 voti grazie agli italiani all'estero? Vi ricordate le prodezze televisive di Berlusconi nelle ultime due settimane? Io capisco che uno svedese sia sicuro che vinca Biden, ma un italiano non ha davvero scuse! Per dire che, secondo me, la partita è più aperta di quel che si pensa.
Soprattutto se si pensa che i sostenitori di Trump presidiano i seggi con i mitra in mano. Perché questo è il vero punto. Se si osservano le elezioni americane si vede che da almeno 20 anni non c'è una vittoria riconosciuta dall'altra parte. Non c'è più una guida riconosciuta. Nel 2000 ci furono le elezioni rubate da Bush grazie al fratello governatore della Florida e assegnate dalla Corte Suprema (e non accettate dai democratici). Nel 2008 ci fu Obama, che oltre ad essere nero, non si sapeva se era nato negli Usa o meno. E i Repubblicani non lo sentivano come loro presidente. Poi è arrivato Trump, uomo esterno ed estraneo al partito Repubblicano, eletto grazie alle interferenze del nemico russo. Le divisioni di questo tipo e di questa durata vanno spiegate, anche se qui non c'è spazio. Diciamo solo che tutto questo è legato al declino americano. La radicalizzazione della società è l'effeto delle disegualianze crescenti e della mancanza progressiva di mezzi per "comprare" il consenso di una parte della società "in basso".
Questa volta, e questa è la cosa veramente interessante, la divisione nella società americana rischia di avere effetti esplosivi. Da una parte ci sono i suprematisti bianchi, armati fino ai denti e convinti che le elites stiano rubando le elezioni al loro presidente anti establishment; e dall'altra ci sono i ghetti neri che sono esplosi per l'ennesima volta, dopo che la crisi sanitaria ha peggiorato condizioni già pessime e che non penso siano disposti a farsi uccidere da un presidente che non ha intenzioni di curarli.
Chiunque vinca, non vincerà. La vera partita si giocherà a urne chiuse. C'è chi predice città incendiate. Non so, può essere. Ma anche se così non fosse, presto si incendieranno di nuovo. E se gli Stati Uniti vanno sulle montagne russe, si aprono spazi per gli altri popoli nel mondo per togliersi qualche artiglio dalla testa.

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