Se pensiamo un attimo al dibattito (o ai dibattiti) che si sono creati in seguito a questo evento catastrofico e imprevedibile, si osserva che questi non sono tali. Si osserva piuttosto un brusio. Un accavallarsi di voci singole, disunite, come in una sala affollata dove ognuno parla per sè, strepita, urla, impreca. Come per altri aspetti e tendenze, anche in questo caso la pandemia accentua caratteristiche e tendenze già presenti prima, ma che rimanevano sottotraccia ed erano meno evidenti.
Da cosa è fatto questo vociare (per me fastidioso):
1) il brusio che ascoltiamo è dato dall'incapacità di unirsi, di aggregarsi. Ognuno parla per sè e in fondo a sè. Non ci si unisce secondo posizioni, visioni, neanche in maniera corporativa secondo interessi particolari. Ognuno parla per sè e di sè, nulla più, senza ascoltare gli altri. Senza avvicinarsi. Nessun coordinamento, confronto, elaborazione collettiva. Tutti parlano in contemporanea senza ascoltare gli altri ed esponendo la propria situazione di difficoltà e proponendo quello che per seè stessi andrebbe bene. La difficoltà degli altri non interessa, le proposte degli altri nemmeno, a meno che non siano coincidenti con la propria. Il resto del mondo non conta o non esiste. Le aziende lo sanno, questa è la logica del consumatore: il cliente esprime un desiderio (suo, singolo, privato, esclusivo e personale) e quanto non è contento si rivolge alle Relazioni clientela per reclamare e chiedere una soluzione per sè stesso. Unirsi agli altri, fosse anche solo per dialogare, o per non sentirsi soli non esiste come opzione. Non perché è rifiutata, ma perchè non essendo mai stata sperimentata non esiste come esperienza tra quelle proposte dal cervello.
2) Il brusio è determinato dall'incapacità di elaborare visioni generali. Ognuno è preoccupato del proprio bisogno singolo e vuole che questo sia soddisfatto. La sua soluzione è l'unica che interessa e non si cerca nemmeno di capire se questa sia compatibile con le esigenze degli altri. O come fare per ottenerla, cioè fare in modo che questa sia sostenuta anche da altri che magari hanno problemi ed esigenze diverse. Non si pensa a una soluzione generale capace di migliorare la situazione generale, ma semplicemente alla soluzione particolare di un problema personale. O come fare in modo di mostrare che la propria soluzione risponde a un problema generale e che quindi è una soluzione generale. Quella è e resta una soluzione particolare a un problema privato che si vuole imporre agli altri a prescindere alle loro esigenze o situazioni. Da qui nascono (una grossa parte) di tutte le teorie cospirazioniste. Si crede a tutte le spiegazioni che giustificano il proprio punto di vista, anche le più strampalate e illogiche. L'importante non è la coerenza o la razionalità o la scientificità. Importa solo che queste confermino il mio stato e la necessità della mia risposta. Se si è la tal categoria colpita dalla quarantena, si sostiene che il virus non esiste, perché ho bisogno di tenere aperto, per esempio. E l'unico modo per ottenerla, essendo questa mancante di caratteri generali, è quella di imporla con la forza agli altri.
Il brusio però ha due conseguenze. Politiche.
La prima sono i movimenti di folla. In una sala piena e vociante, il brusio si può indirizzare in maniera istantanea e incontrollata in movimenti di folla, come correnti nel mare, che si spostano improvviamente da destra a sinistra senza spiegazione e direzione predefinita. Sono questi i fenomeni di esplosione improvvisa di rivolte locali, che si indirizzano spontaneamente verso questo o quell'obiettivo in maniera distruttiva, per poi tornare ognuno al proprio vociare singolo. Sono quelle manifestazioni che per un giorno distruggono vetrine in giro per la città e che piacciono tanto alla sinistra estrema che alla destra estrema. Sebbene questi vi partecipino senza poterle nè indirizzare nè controllare. O i sit in estemporanei organizzati via messaggi. Questi movimenti sono appunto folla, singoli disuniti, che si trovano contemporaneamente nello stesso posto a fare la stessa cosa per poi tornare ognuno al suo posto una volta che è finito tutto. Niente di collettivo o generale. Solo la contemporanea espressione di un disagio individuale senza alcuna elaborazione collettiva e generale.
Il secondo è che questo vociare fastidioso può essere terminato da qualcuno che con uno sgabello e una voce più forte fa tacere la sala e la obbliga ad ascoltarlo. Questa è la soluzione che meglio si attaglia a una situazione di persone che non sanno aggregarsi nè elaborare soluzioni generali. La voce forte, quella che si impone sugli altri, viene ascoltata proprio perché come ognuna delle voci singole non ascolta, dice. Per questo rispecchia perfettamente i presenti in sala. E' uno di loro, è come loro. E al contempo mette fine a quel vociare inconcludente. Ed dall'alto dello sgabello, può indirizzare i movimenti di folla verso quella parte di sala che viene ritenuta colpevole della situazione di stallo. Renitente a sottomettersi. Causa vera o presunta, ma comunque necessaria, dell'impossibilità di ciascuno di ottenere quanto richiesto ed essere felice. Chi ha partecipato ai movimenti di folla spontanei si troverà a partecipare volentieri a questi movimenti di folla indirizzati dalla voce forte. Soprattutto ora che è riuscito a trovare una causa e qualcuno che indichi la soluzione. Poi bisogna domandarsi chi ha dato a quella voce lo sgabello e il volume per imporsi.
Spero la metafora sia stata utile a capire dove siamo e dove stiamo andando.

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