Trump
(non in quanto persona, ma in quanto voce di un pezzo di classe
dominante americana) ha sempre mostrato un'avversità verso la Nato,
nascosta, come le altre cose, sotto una verbosità grossolana che gli
serve per testare la ricezione delle sue proposte.
Non
risulta quindi nuova l'idea che gli Usa escano dalla Nato e fa scalpore
solamente perché prima la proposta non era stata presa sul serio. Sarà
veramente così? Non lo sappiamo, dipende da tanti fattori, tra cui lo scontro
interno al gruppo dominante americano, che però The Donald sta
vincendo.
Allora prendiamolo sul serio per una volta.
Per
ché gli Usa dovrebbero uscire dall'alleanza che ha costituito per
decenni lo strumento di comando tanto verso gli avversari che quanto
verso gli alleati?
Per
tante ragioni. Gli alleati hanno accettato tale alleanza (che imponeva
rinunce alle proprie capacità di sviluppo e imponeva un vassallaggio
economicamente costoso verso gli Usa) fintanto che c'era la minaccia
sovietica alle porte. Ma con la fine del nemico, anche le ragioni
dell'alleanza vengono meno e può ripartire la concorrenza
intercapitalistica e intermperialstica. E vinca il migliore. E anche
durante la guerra fredda chi, come De Gaulle, non accettava questa
situazione, dalla Nato usciva per perseguire la propria politica verso i
sovietici e per seguire i propri interessi economici.
Dopo
la Nato è stata tenuta artificialmente in vita, creando in
continuazione un nemico esterno da combattere, ma è stata sostenuta con sempre
meno convinzione dagli europei, che già all'inizio degli anni '90
provarono a camminare con le prorpie gambe costruendo un esercito
europeo.
La
vera ragione che ha mantenuto gli alleati nella Nato è che permetteva a
questi di risparmiare sulle spese militari scaricando i costi sugli Usa
(volete la supremazia, allora pagate) e permettendo agli europei di
vantarsi in giro per il mondo del fantasioso modello sociale europeo. Già Obama
aveva chiesto un riaggiustamento, che portasse le spese di tutti al 2%
nel giro di un decennio. Ora Trump chiede un 4% e praticamente
immediatamente, nello stesso momento in cui la BCE aumenta i tassi di
interesse e la cura austeritaria ha falcidiato i redditi dei lavoratori.
Altrimenti saranno gli Usa ad uscirne.
Ma
soprattutto, nonostante le analisi oniriche dei rossobruni (di quelli
veri), il conflitto si è spostato dall'Atlantico al Pacifico. Il vero
nemico degli Usa, tanto con Obama che con Trump (e in realtà almeno dal
1989 in poi) non è la Russia, ma la Cina. L'ostilità alla Russia c'è ma
solo in seconda battuta, in quanto legata ai cinesi. Il vero nemico americano è il
mostro giallo che minaccia gli equilibri mondiali e il potere Usa. Ma se
lo scontro è sul Pacifico, a cosa serve un'alleanza "Atlantica"?
Appunto.
Se ne può fare a meno. Non risulta più strategica. La stessa Europa
appare marginale rispetto agli equilibri mondiali. Durante la guerra
fredda stava sul confine tra Ovest ed Est. Anzi, era il confine. Era
centrale perché stava al centro tra Usa e Urss, ed era essa stessa
spaccata da questo conflitto. Ma ora diventa periferia dello scontro.
E può essere usata come merce di scambio. In che senso?
La
Cina risulta per il momento inattaccabile. Per alcune ragioni. Le prime
sono economiche. La Cina possiede una grande parte del debito Usa. Ma
questo è un falso problema. In caso di guerra gli Usa rinnegherebbero il
pagamento di qualsiasi debito, poiché lo sforzo economico dovrebbe
essere orientato verso l'impegno bellico. Ma sopratttutto la Cina
produce una grande quantità di beni per il mercato Usa. Non solo
chincaglieria, come ancora si crede in Italia. Ma anche beni
tecnologici, beni intermedi, macchinari. Non si può fare la guerra a un
paese che produce i beni che ti sono necessari. Il giorno che gli Usa
dichiarassero guerra alla Cina si troverebbero a dover recuperare in un
attimo decenni di produzioni delocalizzate (in Cina, non in Russia!).
Per questo, i dazi sono un momento della guerra alla Cina. bisogna
imporre alle imprese Usa il reshoring, il rimpatrio degli investimenti
produttivi per rendere gli Usa produttivamente indipendenti dal nemico
giallo. La bilancia commerciale Usa verso la Cina deve tornare in pari.
Ma
soprattutto non si può attaccare la Cina per via delle alleanze che è
riuscita a costruire in questi anni con Russia ed Iran, che gli hanno
fornito materie prime (petrolio e gas, ma non solo) e tecnologia militare. La tecnologia russa in
campo militare è al momento superiore a quella Usa, anche se inferiore
numericamente. La Cina dispone di molti soldati ma di poche navi da
guerra (vero mezzo di proiezione) e di nessuna esperienza di guerra
recente. L'alleanza russo cinese, mutualmente profittevole, impedisce
agli Usa uno scontro in campo aperto. Obama voleva portare la guerra su
due fronti, contro la Russia (Ucraina e Siria, e la Nato e l'Europa
rimanevano centrali) e contro la Cina (il Pivot to Asia). Ma il
risultato è stato avvicinare i due nemici.
Trump
vuole dividerli. Vuole isolare la Cina per poi portare l'attacco quando
questa è sola. Ma come dividere Russia e Cina, oggi così solidamente
unite?
La
fine della Nato sarebbe l'offerta di Trump a Putin. Con l'Europa come
regalo. Un'Europa unita (le provocazioni di Trump sembrano fatte apposta
per unire gli europei e renderli indipendenti dagli Usa), abbandonata
dagli Usa, che cadrebbe quindi nelle braccia della Russia. Senza più la
minaccia Nato, e con la possibilità di entrare nei mercati europei, la
Russia troverebbe un'alternativa interessante al mercato cinese. La
Russia riguadagnerebbe lo spazio perduto con la fine dell'Urss (addio ai
baltici filo nazisti e al gruppo di Visegrad) e troverebbe gli europei
pronti a comprare il gas russo senza più sanzioni commerciali. E Trump
potrebbe smobilitare le truppe americane nel continente e concentrarsi
in Asia e nel Pacifico. Si realizzerebbe il sogno degli eurasiatisti, ma
sarebbe più un incubo. E si creerebbe finalmente il polo imperialistico
europeo, indipendente e in concorrenza con gli Usa, come sognano certi
circoli di sinistra.
E
temo che, al contrario di quello che pensano certi tifosi geopolitici da tastiera,
la Russia accetterebbe. Asfissiata da decenni di pressione militare ai
suoi confini, la possibilità di trovarsi senza nemici alle porte e con
la possibilità di entrare in Europa le permetterebbe finalmente di
concentrarsi sul proprio sviluppo, senza più paure e timori. Fornendo
l'alternativa europea al mercato cinese, gli Usa guadagnerebbero la
neutralità russa in un futuro conflitto nel Pacifico.
Ovviamente
non è detto che vada così. Come dicevo, c'è uno scontro in atto e non
tutti pensano che sia la soluzione migliore. Ma smettiamola una volta
per tutte di prendere Trump per un buffone. Dietro ci sono teste
pensanti e un gruppo di potere che sa quello che vuole.

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