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Movimento 5 stelle: meritocrazia o democrazia?

Anche questa volta le mie ambizioni ministeriali saranno frustrate. Evidentemente avevano ragione i nobili francesi, che avvertivano i popolani rivoluzionari a tenersi lontano dal governo, che altrimenti il mondo sarebbe caduto. Il governo era un mestiere di chi lo sapeva fare, di certo non potevano farlo contadini e artigiani. E il Movimento 5 Stelle, dopo la svolta moderata, sembra concordare. I ministeri vanno a professori universitari, che quand'anche avessero posizioni buone, restano persone che vivono una realtà materiale diversa da quella che vivono i ceti popolari italiani. Il cui destino è al massimo quello di essere rappresentati. L'idea folle del '900, quella di renderli protagonisti essi stessi del loro destino, sembra definitivamente sconfitta. Finalmente si realizza il grande sogno meritocratico (il governo dei meritevoli), che è però l'opposto e la negazione della democrazia (potere del popolo), visto che il popolo mediamente non ha merito, anzi è composto proprio dai senza merito. Se vogliamo uscire da tutto questo ed evitare di cercare illusorie scorciatoie e tornare al potere popolare, è inevitabile il tema del Partito, e in particolare, della ricostruzione del Partito Comunista.

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