Anche questa volta le mie ambizioni ministeriali saranno frustrate. Evidentemente avevano ragione i nobili francesi, che avvertivano i popolani rivoluzionari a tenersi lontano dal governo, che altrimenti il mondo sarebbe caduto. Il governo era un mestiere di chi lo sapeva fare, di certo non potevano farlo contadini e artigiani. E il Movimento 5 Stelle, dopo la svolta moderata, sembra concordare. I ministeri vanno a professori universitari, che quand'anche avessero posizioni buone, restano persone che vivono una realtà materiale diversa da quella che vivono i ceti popolari italiani. Il cui destino è al massimo quello di essere rappresentati. L'idea folle del '900, quella di renderli protagonisti essi stessi del loro destino, sembra definitivamente sconfitta. Finalmente si realizza il grande sogno meritocratico (il governo dei meritevoli), che è però l'opposto e la negazione della democrazia (potere del popolo), visto che il popolo mediamente non ha merito, anzi è composto proprio dai senza merito. Se vogliamo uscire da tutto questo ed evitare di cercare illusorie scorciatoie e tornare al potere popolare, è inevitabile il tema del Partito, e in particolare, della ricostruzione del Partito Comunista.
Una caratteristica dell'occidente, da diversi decenni ormai, è la fuga dalla realtà. Talmente abituati alle narrazioni, a un discorso internamente coerente ma senza alcuna verifica della sua vicinanza alla realtà nè del suo potere esplicativo, non sentiamo nemmeno il bisogno di capire. Ci basta riempire ogni giornata che passa con una puntata nuova della narrazione. Non interessa nemmeno la coerenza con lo ieri o le prospettive per il domani: domani ci sarà un'altra puntata della narrazione e questo ci basta. Ma la realtà ritorna. Anche quando si fugge da essa. Quando avremo smesso il commento ripetitivo della pornografia bellica, quando cioè la guerra sarà finita e torneremo a occuparci solo di aperitivi e foto al sole, scopriremo che il mondo nel mentre è cambiato. Sarà cambiato senza alcuna influenza nostra su di esso, anche perché non ne avevamo coscienza ed eravamo occupati nel commento compulsivo dei fatti, attraverso posizioni e frasi predeterminate da altri ("c...

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